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Viaggio nelle Ande rosse - Consuelo Canducci

  • Immagine del redattore: Giuliano Dall'O'
    Giuliano Dall'O'
  • 23 feb
  • Tempo di lettura: 1 min

Ho letto "Viaggio nelle Ande rosse" (Narrazioni Clandestine) di Consuelo Canducci tutto d’un fiato. È un romanzo che accompagna il lettore dentro un attraversamento che è insieme fisico e interiore.



Siamo in Perù, negli anni segnati dalla violenza di Sendero Luminoso. Un tempo in cui la paura e il sangue attraversano il Paese, e la storia collettiva incide profondamente sulle vite individuali.

In questo contesto si muovono Paula e la piccola Magali. Attraversano le Ande per raggiungere Esperros, un villaggio remoto dove devono consegnare una lettera misteriosa. Il viaggio si snoda tra montagne, selve e fiumi, ma soprattutto dentro le inquietudini di una madre che porta con sé il peso del passato.

La struttura narrativa è particolarmente efficace: i flashback si intrecciano alla trama principale e, poco alla volta, fanno emergere una verità che si compone davvero solo alla fine. Questo rende la lettura intensa, mai superficiale.

Ciò che mi ha colpito è la capacità dell’autrice di tenere insieme dramma e speranza. Anche quando il contesto storico diventa più duro, la narrazione non cede alla disperazione.

Non è solo un racconto di fuga. È un cammino di trasformazione.

Forse è questo che mi ha coinvolto di più: l’idea che attraversare un territorio significhi anche attraversare se stessi.

Per questo considero Viaggio nelle Ande rosse  una lettura che resta.

 
 
 

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