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Restare nell'incertezza

  • Immagine del redattore: Giuliano Dall'O'
    Giuliano Dall'O'
  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 7 feb

Nei miei libri la fragilità umana non è un incidente. È una condizione di partenza: il dubbio, l’esitazione, il non sapere quale strada prendere e nemmeno se sia giusto continuare o fermarsi.



La fragilità entra nelle storie quando i personaggi si fermano. Non perché manchi loro il coraggio, ma perché capiscono che decidere troppo in fretta può essere un modo per non ascoltarsi davvero.

C’è chi parte senza sapere se tornerà, portandosi dietro più domande che certezze.

Nei personaggi di Come ombre in uno sfondo infinito, la fragilità è spesso legata a questa sospensione: lasciare un luogo, attraversare l’oceano, misurarsi con l’infinito della Pampa, senza avere una risposta chiara su ciò che si sta cercando. Anche quando il movimento sembra deciso, dentro resta un’incertezza che non si scioglie.

Le montagne lasciate alle spalle continuano a pesare, non come rimpianto, ma come domanda aperta.

C’è poi una fragilità più quieta, che passa attraverso la relazione. In In viaggio con Alisha, i personaggi non devono scegliere una direzione definitiva, ma imparare a stare dentro il tempo condiviso. La fragilità emerge nel non voler imporre, nel cercare un equilibrio che non sia forzato. È il dubbio che accompagna ogni gesto: parlare o tacere, accelerare o rallentare, aspettare che qualcosa maturi.

Altre volte la fragilità si manifesta come ritardo. In L'ultimo segreto, i personaggi si muovono dentro decisioni che arrivano quando il tempo ha già lasciato il segno.

Non è incapacità di scegliere, ma scoperta tardiva di ciò che non era stato visto prima. Qui la fragilità è accettare che alcune verità non arrivino nel momento giusto e che questo cambi il modo di stare nel presente.

In Il fiore e la pietra, la fragilità prende una forma ancora diversa. È l’incertezza di chi si trova davanti a una realtà inattesa e non sa come abitarla. I personaggi non hanno mappe, non hanno modelli da seguire. Devono decidere se restare, come restare, e soprattutto quando farlo.

Qui il dubbio non paralizza: obbliga a una presenza più attenta, più responsabile.

Rileggendo questi personaggi insieme, mi accorgo che la fragilità non è mai superata.Non è una fase iniziale da oltrepassare. È lo spazio in cui si diventa consapevoli dei propri limiti, del fatto che non tutto è controllabile, che alcune scelte chiedono tempo prima ancora che coraggio.

Forse scrivere serve anche a questo:a dare dignità all’incertezza, a riconoscere che il dubbio non è l’opposto dell’azione, ma spesso la sua condizione più onesta.

Restare fragili non significa restare fermi. Significa accettare che, a volte, non sapere subito è già un modo di prendersi cura delle proprie scelte.

 
 
 

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