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E tu come ti chiami?

  • Immagine del redattore: Giuliano Dall'O'
    Giuliano Dall'O'
  • 7 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

«Il mio nome è davvero corto secondo i vostri parametri, mi chiamo Yue.»

«E cosa vuol dire?» Lei prese un foglietto improvvisato dove scrisse il suo nome in cinese. «Ecco come si scrive il mio nome: , che vuol dire luna.»



Andrea annuì, come se lo avesse sempre saputo.

«È un bel nome!»

«Per voi occidentali i nomi sono spesso un suono che vi accompagna. Da noi invece...» fece una pausa, come a cercare le parole giuste, «...un nome è un desiderio.»

«Un desiderio?» domandò Andrea incuriosito.

«Sì. I genitori scelgono un nome pensando a ciò che sperano per il figlio. Un carattere, un'immagine, una forza.»

«E cosa desideravano per te?»

Lei rimase in silenzio un istante.

«Forse che fossi come la luna: capace di portare luce anche nel buio.»

 

Quando ho iniziato a scrivere Il fiore e la pietra, ho capito che non potevo scegliere i nomi dei personaggi come facciamo abitualmente in Occidente. Se la storia era ambientata in Cina, anche i nomi dovevano raccontare qualcosa.

In Cina, infatti, un nome non è soltanto un suono. È spesso un augurio, una speranza, un piccolo progetto di vita che i genitori affidano ai propri figli.

Per alcuni personaggi ho scelto nomi dal forte valore simbolico; per altri ho preferito nomi autentici e comuni nella tradizione cinese, lasciando che fossero i loro stessi caratteri a raccontarne il significato. 

Yue (月) significa luna. Simboleggia una luce discreta, quella che illumina senza accecare e accompagna anche nei momenti più bui.

AnDa (安达) è il nome cinese con cui gli amici chiamano Andrea. Non è una semplice trascrizione del suo nome italiano: richiama l'idea della pace che arriva, del raggiungere un luogo o una condizione di serenità. È il segno che Andrea, poco alla volta, viene accolto in una cultura che non è la sua.

Meilan (美兰) significa "bella orchidea". Nella cultura cinese l'orchidea rappresenta eleganza, raffinatezza e nobiltà d'animo.

Li Mei (李梅) è un nome composto da due caratteri molto comuni. Li (李) significa susino (ed è anche uno dei cognomi più diffusi in Cina), mentre Mei (梅) significa fiore di pruno, simbolo di resilienza, speranza e rinascita perché fiorisce nel cuore dell'inverno. È un nome che richiama la forza gentile e la capacità di affrontare le difficoltà.

Mucheng (慕成) significa "colui che ammira ciò che è nobile e si impegna a realizzarlo". Un nome che parla di crescita, determinazione e capacità di trasformare gli ideali in realtà.

Lao Chen (老陈) significa letteralmente "Vecchio Chen". Ma in Cina lǎo (老) è soprattutto un titolo di rispetto e di affetto. Più che "vecchio", potremmo tradurlo come "Maestro Chen": colui che custodisce la memoria, la tradizione e la saggezza maturata negli anni.

Un'altra particolarità della cultura cinese riguarda i cognomi. Sono molti meno dei nostri: poco più di un centinaio identifica la grandissima maggioranza della popolazione. Molti hanno origini antichissime e derivano da antichi Stati, casate nobiliari o famiglie che hanno dato origine alle grandi dinastie imperiali.

Da quando frequento la Cina, questa visione dei nomi mi affascina profondamente. Mi piace pensare che ogni nome custodisca un desiderio, un augurio silenzioso, una direzione verso cui tendere. Forse è proprio questo il fascino della cultura cinese: dietro un semplice nome si nasconde già l'inizio di una storia.

 
 
 

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